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Riforma della PA: dalle politiche pubbliche alla digitalizzazione

10/05/2017

Intervista ad Alessandra Poggiani pubblicata sul numero 6/2017 della rivista "Formazione & Cambiamento"

Anna Malaguti, responsabile del Servizio Formazione del Comune di Venezia, ha intervistato per la nostra rivista Alessandra Poggiani, Direttore Generale di Venis SpA, la Società di informatica del Comune di Venezia, che dirige dopo la breve ed intensa esperienza a capo dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
I quesiti posti riguardano la scommessa sulla modernizzazione e sul cambiamento della PA tramite l’introduzione di processi di digitalizzazione.
   
Dott.ssa Poggiani, vuole descrivere come, secondo la sua esperienza, i processi di digitalizzazione interni alle pubbliche amministrazioni possono incidere sulla riorganizzazione della PA?

È da tempo che il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) ha introdotto il principio che la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, sempre più necessaria e non rinviabile, avviene anche attraverso il migliore e più esteso utilizzo delle tecnologie e degli strumenti digitali. Tuttavia, negli anni, il processo, per quanto abbia compiuto dei passi, è stato lento e talvolta contraddittorio.
Con l’approvazione del DDL noto come “Riforma della pubblica amministrazione” finalmente si accelera il processo di digitalizzazione della PA e si introduce nell’art. 1 il concetto di cittadinanza digitale, che a Venezia è presente nello statuto cittadino fin dal 2011. Si tratta di un elemento dal potente valore simbolico: si afferma con forza che la riforma della PA ha al suo fondamento l’esercizio dei diritti di cittadinanza per garantire a cittadini (e imprese) la fruizione di informazioni e servizi con strumenti digitali e il diritto all’accesso alle informazioni.
Il Parlamento supera le criticità emerse nell’applicazione del vecchio CAD e attua, con la nuova riforma, un rovesciamento di prospettiva: per rendere effettiva la digitalizzazione della PA va a rafforzare i diritti di cittadini e imprese a fruire dei servizi internet.La “carta della cittadinanza digitale” prevista dalla Riforma definisce un “livello minimo dei diritti digitali degli utenti” nei confronti di tutti i livelli amministrativi e impone di “adeguare l’organizzazione delle amministrazioni” alle sfide della digitalizzazione (ad esempio ridefinendo le competenze del dirigente unico responsabile delle attività di digitalizzazione e agevolando la collaborazione tra le diverse amministrazioni).
Una PA in grado di semplificare l’accesso ai suoi servizi, riducendo la necessità della presenza fisica degli utenti presso gli sportelli è, infatti, una PA “digital first” che forma gli atti in modalità digitali e utilizza le tecnologie come strumenti principali per tutte le attività. Uno dei tanti benefici è la trasparenza dei processi e procedimenti amministrativi e una maggiore “accountability” verso cittadini e imprese.
Per far questo non basta la tecnologia, oramai ampiamente matura, ma serve un cambio di passo e di mentalità da parte degli operatori del settore pubblico, insieme a un profondo rinnovamento delle strutture organizzative, che devono oramai improrogabilmente passare dalla cultura dell’adempimento a quella del servizio.
   
Come possono incidere le tecnologie digitali sulla definizione delle politiche pubbliche? Attraverso processi di engagement dei cittadini?

La rete e la trasformazione digitale non hanno a che fare solo con lo sviluppo economico ma anche con la qualità della democrazia. Non solo perché il rapporto fra i cittadini e l’amministrazione può essere più diretto e collaborativo, basti pensare all'esperienza del Comune di Venezia e al contributo dei cittadini alle segnalazioni per il decoro urbano e la manutenzione attivate sul portale IRIS. La possibilità di rendere aperti e molto fruibili i dati in possesso delle PA consente a tutti di avere maggiore informazioni e consapevolezza e quindi di partecipare più attivamente.
Attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini le amministrazioni possono diminuire la distanza fra politica e cittadini e fra eletti e corpo elettorale, distanza purtroppo aumentata negli anni.
L’engagement è lo spazio dove si incontrano le esigenze della cittadinanza e gli obiettivi dell’amministrazione, dove tanto più i risultati saranno visibili ed immediati, tanto più sarà alto il livello di coinvolgimento.
Con azioni integrate di messa a disposizione dei dati (Open Data), di strumenti interattivi, di ascolto, formazione e assistenza, possiamo aumentare la partecipazione attiva e far crescere il senso di appartenenza e di efficacia nelle comunità, soprattutto su base locale.
Tutto questo richiede non solo la messa a disposizione di connettività diffusa e di strumenti di interazione facili e accessibili, ma anche un ripensamento del modello organizzativo delle nostre pubbliche amministrazioni, per passare da una posizione autoreferenziale e autoritaria ad un sistema più orizzontale e aperto, che sappia interconnettersi meglio con le istanze della società civile e che non abbia paura di essere misurato e monitorato. Un esempio in questo senso è il rilascio del nuovo sito del Comune di Venezia, il primo sito in Italia ad adottare le linee guida rilasciate dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che definiscono standard di usabilità e design per la PA e rappresentano uno strumento importante per rendere l’esperienza web più utile, semplice e intuitiva e soprattutto centrata sull’esperienza dell’utente.
Altro esempio a noi caro è l'adozione delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) per accedere ai servizi dell'amministrazione. Venezia è stata la prima amministrazione locale ad aver rilasciato servizi SPID, forte della convinzione che ciò facilita e velocizza lo sviluppo di servizi di partecipazione digitale. Oggi, ad esempio, attraverso il sito del Comune, utilizzando le credenziali SPID, è possibile richiedere online i certificati anagrafici o un cambio di abitazione.
   
Qual è l'esigenza di formazione nelle PA sulle competenze digitali?

Come indicato anche dal Governo nel piano “Crescita Digitale”, le competenze digitali sono un fondamentale elemento di accelerazione per la trasformazione dell’Italia. L'adeguamento sulle competenze digitali riguarda non solo la cittadinanza che ha livelli di competenza digitale fra i più bassi di Europa ma anche e soprattutto l’innalzamento delle competenze del personale della PA.
Nei prossimi anni la domanda di competenze digitali continuerà ad aumentare e questo rappresenta la vera sfida per la modernizzazione del Paese e la sua capacità di competere nel panorama internazionale.
Ancora di più quindi l'esigenza si presenta nella Pubblica Amministrazione, che fra il livello locale e il livello nazionale è oggi la dorsale fondamentale, il backbone del Paese.
La Coalizione nazionale per le Competenze digitali, coordinata dall’Agenzia per l’Italia Digitale, sta mettendo a punto linee guida e progetti specifici per aiutare tutte le amministrazioni a far si che dirigenti e dipendenti pubblici aumentino le loro competenze e sviluppino le capacità di utilizzare tecnologie e servizi digitali. Le amministrazioni devono essere sollecitate a migliorare i propri processi interni e verso l'esterno per interagire meglio e in maniera più facile e accessibile con il pubblico.
È importante che ogni amministrazione si doti di un piano formativo specifico, che parta dall'analisi precisa delle competenze digitali e di processo possedute dai suoi dipendenti per avere consapevolezza dei gap da colmare in rapporto alle competenze attese e sviluppare di conseguenza la propria capacità di gestire il cambiamento e la trasformazione digitale.
Le risorse economiche sono scarse in questa fase ma attraverso un virtuoso rapporto di collaborazione fra enti, attraverso la diffusione delle buone pratiche, di “riuso” delle esperienze di altri PA, centrali e locali, dove i Comuni possono essere utili esempi di esperienza collaborativa, è possibile – con la disponibilità e l'impegno di tutti – cogliere questa sfida.